Claudio Burelli la Poesia in Genova

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I fratelli della seta

I miei luoghi

I fratelli della seta...

   La prima volta che vidi Mauro Pedemonte fu nell’ aprile del 1970, nella caserma Andrea Doria di Genova Carignano, sede del Distretto militare ligure, per la rituale visita medica di t
re giorni prevista per l’arruolamento nell’ Esercito Italiano.
Ricordo che dall’alto dei suoi due metri, mi faceva sentire piccolo, io che basso di statura non lo ero di sicuro;  aveva un viso scavato, incorniciato da una criniera di capelli sulle spalle, come usava in quei tempi, somigliava vagamente ad un cantante in voga in quei giorni “Renato dei Profeti”, il  fisico asciutto ed atletico, gli donava un aspetto un po’ ascetico, ciò anche  in virtù  di uno  sguardo attento e disinvolto da cui si poteva evincere  un carattere già formato e maturo, rispetto al mio, ancora acerbo,                                         
in preda ad ideali e utopie  di un momento                         Mauro Pedemonte
storico come quello,  in cui soffiavano ancora forte  i venti del movimento sessantottino con le rivoluzioni culturali e di costume che esso ha  indubbiamente rappresentato per la gioventù italiana.

    Familiarizzammo subito, scambiandoci opinioni e speranze per una vita che ancora era nelle nostre mani e decidemmo di comune accordo di presentare domanda per essere arruolati, come volontari nel Reggimento dei Paracadutisti.


    Fummo sottoposti ad una serie di severi controlli medici e poi ci dissero che eravamo abili ed idonei per far parte di quel prestigioso Corpo.
Alla fine dei tre giorni, ognuno di noi tornò alla sua vita senza peraltro scambiarci numeri telefonici o indirizzi di casa, dandoci semplicemente l’appuntamento per il giorno dell’arruolamento alla Scuola Militare di paracadutismo.

    L’11 di Febbraio del 71 quando varcai la porta carraia della caserma “Gamerra” di Pisa, sede della S.M.P., cercai con lo sguardo il viso amico di quel ragazzo, così da cementare quella conoscenza dell’anno prima…
Non c’era… chissà perché’?  Mi sono chiesto numerose volte, senza trovare risposta.

   Non ebbi molto tempo di pensare, il corso era pesante e faticoso mi dovevo impegnare a fondo e le giornate passavano in fretta, con molta nostalgia di casa e delle cose che avevo lasciato dietro di me rimaste incompiute.
Dopo i primi tempi di addestramento formale generico, siamo passati alla fase specifica del settore dedicato al conseguimento dei brevetti, prima civile, (tre lanci) e poi militare (altri tre) e finalmente era arrivato il momento del temuto lancio dalla torre, imbragato in sicurezza, certamente,  ma in ogni caso, dovevi pur sempre volare da considerevole altezza, per abituarti poi  gradualmente al vero e proprio lancio dalla carlinga dell’aereo.

   Salito in cima, con affanno ed emozione, quando era toccato il mio turno di presentarmi alla porta per il salto, indovinate chi vidi?
Hahaha…proprio lui…Mauro Pedemonte, nella sua impeccabile tuta ginnica di Caporale Istruttore, che con un sorriso che a me sembrò perfin beffardo, quasi mi cacciò giù di peso dalla porta…
Mentre volavo giù non ebbi nemmeno il tempo di aver paura, perché ripensai a lui, con incredulità, quasi come ad una sorta di apparizione.


                                                                                     
 
    Ci rincontrammo ancora qualche volta e lui mi disse che chiese l’opportunità di partire con un contingente prima, ed ora si era già portato avanti con il lavoro, ai mie occhi era un gigante inarrivabile, ed in effetti lo era… almeno per me che ero un allievo impacciato e timido.

Furono poche le occasioni di nuovi incontri, i nostri incarichi diversi, e la vita militare prese strade opposte senza altre svolte comune, pur restando nell’ambito della stessa struttura militare.
Lo rividi poi anni dopo nella vita civile, lui era entrato come autista nell’AMT società di traporto pubblico genovese, ed io nell’allora Corpo dei Vigili Urbani.

    
Passarono ulteriori anni, molto   pochi, nemmeno 40… e ci rincontrammo nella sede della Polizia Municipale, dove lui, nel frattempo diventato un brillante Dirigente dell’AMT, partecipava ad un seminario in materia di mobilità urbana, mentre io, da parte mia,  svolgevo le mie funzioni  di Commissario nel mio ufficio. Ci abbracciammo con commossa sincerità e davanti ad una tazza di caffe bevuto al bancone dello spaccio del Corpo,  parlammo del tempo trascorso impegnandoci a rivederci ed a non perderci più di vista come è successo in precedenza.
E così fu’, ora ci incontriamo periodicamente, sentendoci spesso al telefono o sui social, partecipando spesso anche a manifestazioni di ex appartenenti alla Folgore o a pranzi conviviali, insieme ad altri ex commilitoni.

   Ultimamente, insieme a Beppe Masci, altro “fratello della seta”, con cui  peraltro siamo stati anche  fratelli per davvero, avendo militato nello stesso plotone in quel di Pisa, pur  senza nemmeno ricordarci uno dell’altro.
Ci teniamo impegnati  in marce d’amicizia, macinando in pura scioltezza,  chilometri e chilometri di strada;  l’ultima volta  pochi giorni fa, raggiungemmo  Sori, partendo dalla Foce,  ricordando i bei tempi che furono, senza lasciarci prendere dalla nostalgia e dal rimpianto, ma pensando con ottimismo a tutte le avventure  che ancora ci attendono  nel prossimo futuro, con la certezza assoluta di  viverle  in piena soddisfazione  come abbiamo sempre fatto, con il vento in faccia ed il sorriso sulle labbra…
A Dio piacendo, naturalmente…
       



 
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