Claudio Burelli la Poesia in Genova

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Via libera

articoli e ricordi

Quarant’anni ed oltre…

Quarant’ anni, è un lasso di tempo enorme, formato da migliaia di giorni, una vita intera, a volte anche di più, vissuta e volata via in un attimo,  se la guardi con attenzione può sembrare un mosaico colorato formato da  vari piccoli cristalli che, Qualcuno, al di sopra di tutto,  si è divertito a comporre per ogn’uno di noi.
Nella nostra  mente di , “ragazzi degli anni 70” (del secolo scorso), si sa,  è normale che possano verificarsi improvvisi Black out nel ricordare episodi avvenuti pochi giorni or sono, pur  non dimenticando dettagli, anche insignificanti, avvenuti  in un periodo molto lontano diciamo di 30 , 40 anni fa.



Il nostro è stato un concorso, l’ultimo, per dovere di  cronaca,  previsto per l’assunzione di 75 Vigili Urbani, con requisiti molto diversi da quelli attuali, nel testo del bando, pensate un po’, era richiesta un’altezza minima di m. 1,75, la prova ginnica, nella quale dovevi superare diverse prove, di media difficoltà, il tema d’italiano, oltre naturalmente ad un esame orale di materie giuridiche e di cultura generale, ma il tutto non bastava, per poter indossare quella divisa,  bisognava anche essere persone dotate  di indubbia moralità, infatti prima dell’assunzione, venivano assunte da parte di personale incaricato, accertamenti accurati svolti presso il casello giudiziario e anche acquisendo notizie e testimonianze da vicini di casa o da altre persone conosciute, tra le quali anche i parroci delle chiese del quartiere di residenza.

Il 1974, anno   in cui siamo entrati a far parte del Corpo dei Vigili Urbani,  si contraddistingue come un momento di apparente tranquillità per il nostro paese, e di conseguenza per la città stessa, anche se,  si cominciava però a percepire i sintomi relativi alla fine del sogno rappresentato  dagli anni 60, quelli del Boom economico,  erano anche allora tempi duri, almeno così dicevano le cronache, però per trovare un posto di  lavoro  bastava consultare  un giornale e avere, ovviamente, voglia di lavorare, infatti, quasi tutti noi un lavoro già l’avevamo, magari anche  con uno stipendio più redditizio, di quello, peraltro discreto, che saremmo andati ad incassare mensilmente; non eravamo dei missionari, ci mancherebbe altro, però eravamo attratti da quel lavoro particolare, diverso da tutti gli altri, da quelle divise Grigioverdi in inverno che poi si  tingevano di Kaki nel periodo estivo, da quelle placche di acciaio inossidabile scintillanti al sole, appuntate sul petto di chi le indossava, portate con indubbia fierezza,  che rappresentavano la legalità e la rassicurante forza dell’ordine costituito.

E’ bello ricordare  i tre mesi del corso di formazione svoltosi interamente nell’ aula grande posta al primo piano del vecchio Comando  di Pammatone, cuore pulsante del Corpo, con docenti eccelsi dotati di grande umanità, come l’allora “Comandante” Angelo Carante, il suo vice Quarati, gli Ufficiali  Duberti, destinato poi a reggere a lungo,  le sorti del Corpo,  Castoldi e Repetto, i Marescialli: Peola, Tripaldi, Grosso, Cesarini, Giannotti e Scapparone, spero di non aver omesso, per mera dimenticanza qualcuno, il Sostituto Procuratore della Repubblica Italiana dr. Jaconi, e l’indimenticabile Prof. Gentile, il docente di Ginnastica, una persona di età avanzata, di bassa statura, ma dotato di una forza e di un carisma che và oltre ogni lecita immaginazione, con lui abbiamo passato momenti di grande intensità nei centri sportivi cittadini, come Villa Gentile, la piscina di Albaro e il campo sportivo Carlini di San Martino, là, durante lo svolgimento delle varie attività sportive si è cementata l’amicizia che dura ancora adesso.

Poi, al termine dei tre mesi, in un inverno ormai inoltrato, il nostro esordio nelle sezioni territoriali, prima affiancati da colleghi anziani e  poi …avanti sempre di più…  ogn’uno di noi verso la propria sorte, il proprio destino,  la propria carriera, fatta di luci e di ombre, a volte con risultati non all’altezza delle proprie aspettative, ma con la consapevolezza di aver cercato di dare quello che era nelle nostre facoltà, senza tirarsi mai indietro di fronte alle varie difficoltà e gli ostacoli che di volta in volta si sono presentati. Adesso, di tutto questo, è rimasto, oltre al piacevole ricordo  di quei tempi, l’appuntamento annuale del pranzo di ricorrenza del concorso.



Và detto che, quando siamo entrati a far parte del Corpo dei Vigili Urbani, era una consuetudine per i vari concorsi, organizzare un pranzo o una cena da dedicare alla ricorrenza della data di assunzione, il nostro concorso, ha continuato nella tradizione, prima ogni cinque anni, oggi con scadenza annuale. Lo spirito che ci rende uniti a distanza di anni è la consapevolezza di aver svolto il nostro ruolo,  e  di essere stati, sebbene una piccola rotella,  facente parte però di un ingranaggio più grande di noi, contribuendo anche in minima parte a rendere il percorso del Nostro Corpo, fluido e snello al passo delle sfide di quei tempi passati.
Quando ci riuniamo, è come se le barriere del tempo non esistano più, cominciamo a ricordare, ingrandendo volutamente, episodi lontani nel tempo, ci guardiamo intorno e stentiamo a riconoscere in quei maturi signori, le persone con cui abbiamo diviso notti all’addiaccio e giornate sotto il sole infuocato di agosto, ma è solo un attimo, il tempo di un abbraccio e riparte il “menaggio” scusate, volevo dire la presa in giro, bonaria, affettuosa, come usava allora,  ma forse non rendeva in pieno  l’idea…



E’ bello rivedersi e rendersi conto che in fondo siamo cambiati solo nell’aspetto, la mente e la voglia di vivere è rimasta la stessa, il corso degli anni non l’hanno scalfitta  ne modificata, è solo cambiato il contesto, mutati i tempi, non stà a noi dire se sono migliori  o peggiori dei nostri,  sono solo diversi, perché in fondo un po’ lo siamo anche noi. L’ultimo, quello appunto del biventennale,   svoltosi a Bargagli presso il ristorante Prienere, è stato, e non poteva essere diversamente, il più riuscito, oltrechè decisamente  il più sentito, c’ eravamo quasi tutti, a parte “quelli purtroppo giustificati” che abbiamo onorato con il ricordo e con un momento di raccoglimento molto intenso,  e fra di noi c’era anche colui che ci ha accompagnato in questa  lunga cavalcata temporale e cioè Il Vicecomandante Francesco Castoldi, per lui sembra che il tempo non sia mai passato, non è una novità, ormai sono anni che partecipa ai nostri incontri, e lui è molto soddisfatto di essere ancora in mezzo a noi, come sempre, e come dovrebbe fare una persona che investe un ruolo importante  come lo ha svolto lui.

La giornata è passata in un attimo,  così come i quarant’anni che abbiamo cercato di descrivere, il cibo all’altezza della situazione, così come i vini e il servizio svolto dal personale del ristorante,  alla fine, era già verso l’imbrunire, siamo rimasti a lungo sul piazzale antistante il locale  a scattare foto da riguardare negli anni futuri, quasi a rimandare il momento dei saluti, e, quando quel momento è arrivato, ci siamo dati, semplicemente ,l’appuntamento per il prossimo anno e per quelli che verranno dopo … Ringraziamo la redazione che ci ha ospitati e, soprattutto, il lettore che ha avuto il coraggio e la voglia di leggerci fino in fondo…. Non cedendo alla tentazione di smettere e di fare altre cose certamente più interessanti…

Quarantennale del concorso "1974" Osteria del Bado Crocetta di Orero (Casella)


 
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