La dama del Lago
Re Artu componimenti epici.

La
dama del lago
S’infranse il ferro nel fiero cimento,
e l’arma del divo*restò spezzata;
tacque il fanciullo pel grande sgomento,
con la sua sorte per sempre segnata.
Ma il saggio druido, lo sguardo nel vuoto,
guidò il suo passo ai confini del mondo;
là dove il tempo diventa remoto,
presso uno specchio d’azzurro profondo.
Sorse la nebbia dal vitreo bacino,
come un sospiro d’argento e di seta:
tacque la voce del fato vicino,
apparve l’ombra di un’altra meta.
Vibrò lo specchio in un nuovo splendore,
emerse un braccio di bianco vestito;
senza preghiere o vano clamore,
mostrava il dono dal cielo sancito.
Antica e immobile, tra il fumo e l’onda,
la dama leggeva nel male e il pianto;
vide una stella che il tempo circonda
e un Re nascente fra sangue e rimpianto.
Veglio i secoli nell’alga e cristallo,
guardiana d’un patto che uomo non scrive;
vidi la nascita del grande vallo,
ed il mio spirto nell’acqua rivive.
Quando la spada cadrà nel mio regno,
tra cerchi di luce e un ultimo addio;
sarò per il Re l’atteso sostegno,
nel buio profondo, nel gelo d’un dio.
Infin tornerà il silenzio sull’onda
e la mia mano rientra ed affonda
Claudio Burelli
Genova 15 maggio 2026